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Vi siete mai chiesti quanti scuolabus passano ogni giorno nella vostra città, quali itinerari e quali fermate fanno e di quali scuole sono a servizio? Vi siete mai documentati su dove il vostro Comune pubblichi queste informazioni? Molti non si documentano semplicemente perchè se ne discute a scuola con genitori e insegnanti, perchè in generale “si sa” che in una certa zona passa lo scuolabus e perchè qualcun’altro ce ne ha parlato.

Se i dati non esistono viene da pensare che il servizio di scuolabus non esista. Nel mio comune, nonostante i dati non ci siano, lo scuolabus c’è. O meglio, c’è ma non sempre. Io e mia moglie abbiamo deciso di usarlo per far accompagnare mio figlio Alberto alla sua scuola iscrivendolo al servizio di sola andata.

Ad un caro amico di mio figlio, di nome Giovanni, accade invece che a pochi giorni dall’inizio della scuola viene comunicato dal Comune che in alcuni orari il servizio non sarà disponibile.

Questa la comunicazione ricevuta dalla mamma di Giovanni:

la comunicazione di mancato servizio scuolabus

Queste le parole di suo padre su Facebook:

Oggi Giovanni, 6 anni, torna da scuola a piedi, 3 km. Non sono un padre snaturato, perché qualche tempo fa la mia compagna lo aveva iscritto al servizio di pulmino offerto dal #comunediprato, ma il giorno prima dell’avvio ci comunicano che il giovedì il pulmino non c’è. Lei si arrabbia e manda una mail all’ufficio, chiedendo spiegazioni; gli risponde prontamente l’assessore, dicendosi desolata di quanto occorso, ma i costi non coprono il servizio. Io credo che il compito di chi fornisce un servizio pubblico sia coprire il servizio, non coprirne il costo. In quel modo ragionano le imprese, assicurandosi anche margini di guadagno. Potreste obbiettare che il Comune deve fornire la Scuola non il pulmino, ma nel mio caso ci sono bambini di serie A, a cui il Comune da Scuola e pulmino e Giovanni, a cui il Comune da solo la Scuola. A chi mi dice dove sbaglio pago volentieri una Birra da #Ozne in centro a Prato. Ps Non temete Nonno Patri all’una meno un quarto va a raccattare suo nipote, ma se volesse andare a caccia?

Documentandosi un po’ in rete si riscontra che a Prato questo era già accaduto ad esempio in questo caso. Un altro caso che mi viene segnalato è questo articolo sulla carta stampata

In tutti questi casi si può osservare che effettivamente il servizio pubblico debba essere garantito senza se e senza ma. Ed effettivamente è così. Altrimenti non è servizio pubblico è servizio per alcuni. Ma andiamo oltre. In tutti questi casi si può osservare che in un’epoca in cui si propone il mezzo pubblico come soluzione ambientale e come potenziale risparmio per il trasporto, si va in controtendenza in alcuni casi. Ma andiamo oltre. L’obiezione della PA è “ci sono delle spese da sostenere e da ottimizzare”.

Le domande che ci poniamo un po’ tutti (e che forse i giornalisti dovrebbero porre quando riportano sulle loro testate questi episodi) adesso sono: quali sono le spese? per quali corse di scuolabus? E quanto costa ogni anno ad un Comune come Prato questo servizio? E dato che il servizio è garantito solo in alcuni luoghi ed in altri no, si può capire quale logica si segue per definire gli itinerari e gli orari?

Non dovrebbe forse essere questo il materiale e le spiegazioni da fornire sulla pagina della trasparenza di ogni Comune? Sulla pagina della trasparenza del Comune di Prato ad esempio le spese sono riportate in modo sommario ed aggiornate all’anno 2015, ma non c’è traccia di altro dato. L’unica nota che si trova a riguardo è sulla pagina delle delibere comunali dove con questo atto e questo allegato si tratta “l’imposizione a RTI “Cap Società cooperativa/Cap Servizi” dell’obbligo di servizio dal 01/01/2017 fino al termine delle procedure di gara per l’affidamento del servizio e comunque almeno fino al 30/06/2017. Assunzione impegni di spesa.” Di fatto si attribuisce alla società CAP il servizio per un costo totale di 365.000 euro. Nessun altro dato sugli itinerari, sulle fermate, sui costi di ogni singola corsa. Nella sezione amministrazione trasparente del sito CAP non va molto meglio in quanto su questo tema regna il vuoto assoluto. Niente.

Come si può pensare quindi di poter far capire ai cittadini la logica di “razionalizzazione delle spese” se evidenze dettagliate non se ne forniscono? Davvero si ritiene di poter continuare a gestire situazioni come queste semplicemente con una telefonata o una dichiarazione via email in risposta ad un genitore in forma privata senza far capire quali siano le logiche con cui si progetta e si compra un servizio pubblico? Non basta. Non è sufficiente.

Concludo con la riflessione più generale sul perchè i dati di questo tipo di trasporti dovrebbero essere aperti.

Quando ci sono problematiche sul trasporto come quelle indicate sopra e le cause di tali problemi non vengono rese disponibili, i cittadini esprimono la loro frustrazione e fanno bene perchè non si comprendono i motivi delle scelte fatte (figuriamoci se vengono comunicate a 3 giorni dall’inizio della scuola e figuriamoci se a farne le spese sono i bambini). E’ qui che i dati aperti potrebbero svolgere un ruolo fondamentale. Le opportunità di trasparenza nel trasporto scolastico dovrebbero includere non solo l’esposizione del costo totale delle operazioni, ma anche degli schemi, dei percorsi di routing e dei punti di raccolta. Il trasporto scolastico è uno dei parametri su cui un Comune è valutato dai genitori dei bambini che vanno a scuola. A mio avviso che funzioni o che non funzioni, che sia economico o che sia più costoso non ci devono essere dubbi per il cittadino di quale sia la logica per cui il servizio viene progettato. Ecco perchè i dati devono essere pubblicati: perché a nessuno possa venire il dubbio (come di fatto accade) che non si sia fatto tutto il possibile per creare un servizio equo. Cerco di andare oltre.

Mostrare quali sono i percorsi degli scuolabus e pubblicare quanto costano non solo incentiverebbe la credibilità nei confronti delle amministrazioni, ma farebbe riflettere anche sulla necessità di finanziamenti per alcuni percorsi attualmente non attivi, anche da parte di società concorrenti di CAP che potrebbero ad esempio farlo costare meno, perchè non è scritto da nessuna parte che la CAP debba essere l’unica società coinvolta in questo specie se ci fossero altre aziende a fare un servizio più economico. Insomma su questo gli opendata aiuterebbero a progettare un servizio seriamente più a misura di tutti.

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Matteo Tempestini


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