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Da ormai più di un mese abbiamo messo “nel mare di internet” una barchetta che pare navigare abbastanza bene. Si chiama TerremotoCentroItalia ed è un sistema per provare a raccontare in modo giusto quello che è accaduto, sta accadendo e accadrà nel nostro centro Italia che lo scorso 24 Agosto è stato in molti comuni devastato da un terremoto.

Il progetto nasce per INFORMARE e quindi facilitare tutto quello che si può facilitare tramite un’ informazione quanto più possibile corretta. E’ un progetto che prova a dare una visione obiettiva dei fatti, raccontando il terremoto per quello che dicono le persone coinvolte, o anche non direttamente coinvolte ma che vogliono offrire un aiuto, una campagna raccolta fondi o anche un semplice saluto ai terremotati tramite il relativo gruppo Facebook. Per far questo servono giornalisti, ma non basta. Occorrono molte persone con vari skill che si contaminano e mettono a comune le loro competenze.

Il progetto si basa su un concetto fondamentale che è quello che il racconto di una situazione di “crisi” può essere fatto da tutti noi. Non esiste qualcuno “più preposto” di altri a fornire un dato o un’informazione. Chiunque può farlo se opportunamente “educato ed instradato” sul corretto canale.

L’emergenza e il post-emergenza creano in modo spontaneo su internet la presenza di molte informazioni. Il problema diventa filtrarle a dovere e rimuovere il “rumore di fondo” cosi da usare quelle effettivamente attendibili ed utili. Come si fa? Normalmente chi diffonde contenuti online è rintracciabile. Si può contattare. Si può verificare se può argomentare e spiegare. Sui social network discutere per capire in questi casi è essenziale.

Detto questo, vorrei provare a spiegare in modo semplice un principio base di TerremotoCentroItalia per cominciare a dare delle indicazioni sulla “riusabilità” del progetto che è completamente opensource e abbastanza ben documentato su Github, ma vorrei anche che se ne capisse il processo e l’approccio che ci sta dietro. Che poi, secondo me, conta molto di più che riusare lo strumento in sè.

TerremotoCentroItalia applica l’approccio dell’ AGOPENDI: AGgregate,OPEN and DIstribute. Cioè? detto in italiano:

  • Aggrega i contenuti. I contenuti di per sè non sono strutturati e provengono da varie fonti (social media, mail, contatti etc…). La piattaforma li aggrega tramite un gran lavoro manuale di moderazione e di strutturazione in modo tale da dare loro una struttura “standard” e farne dei dati effettivamente riusabili;
  • Apre i dati.Tutti i dati ricavati sono accessibili. Dovendo aggregare e strutturare, aprire i dati consente sviluppo di ulteriore informazione e servizio. E’ valore che si libera in modo piuttosto agevole. Non vi fate ingannare da chi dice che questo è compito esclusivamente delle pubbliche amministrazioni. Non è vero. Consentire l’accesso ai dati è qualcosa che può essere fatto da tutti ed è un grande atto di partecipazione civica perchè è condivisione di sapere “alla sua radice” ovvero nei dati. Si tratta di scegliere una piattaforma adeguata a farlo e definire una licenza di riuso da associare ai dati stessi.
  • Distrubuisce le informazioni. Ciò che è dato aperto può essere facilmente reso una nuova informazioni utile. Come? Con un servizio. Quale? Si può dare libero sfogo alla fantasia ma sempre senza esagerare e cercando strumenti utilizzati o comunque semplicemente divulgabili. Su questo punto una raccomandazione: non reinventate la ruota. Si usano i canali che già esistono e che già la gente usa. Chi propone la SUA soluzione ad hoc si perde nel pubblicizzarla e non riesce ad ottenere seguito a dovere. TerremotoCentroItalia ha un suo canale Twitter, Telegram, un sito internet da cui chiunque può ricondividere le singole segnalazioni, ma stiamo già pensando a molto altro per la divulgazione.

Ecco quindi un primo semplice concetto che vi aiuta a capire “cosa ci sia dietro TerremotoCentroItalia”: l’ AGOPENDI.

Spero che questo mio post faciliti le possibilità di riuso dell’approccio per i vostri progetti, come detto più volte, nella gestione dell’informazione in momenti di crisi abbiamo in Italia ancora molto da imparare (secondo me) e “fare sistema” aiuta.

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Matteo Tempestini


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